Regione che dimostra la sua vocazione vinicola già dall’estensione di territorio dedicata ai vigneti, le Marche possono vantare nella sua produzione diversi vini a Denominazione di Origine Controllata (DOC). Nel paesaggio marchigiano, che offre ai visitatori il gusto del mare, della collina e della montagna, la vite è stata sempre un elemento fondamentale. Sia nelle zone deputate a questa coltivazione – la collina riparata dai venti di mare, luminosa e ben esposta –, sia in zone che non possono reputarsi di elezione per questa coltivazione.
Fin dall’antichità, i tipi di vitigno erano diversificati, e non tutti di alta qualità: spesso la scelta cadeva sul tipo adatto alla produzione di grandi quantità, per supportare l’economia domestica e la necessità delle famiglie contadine e mezzadrili. Dopo la metà del secolo scorso, nel territorio marchigiano è iniziata una coltura razionalizzata, grazie anche all’introduzione della disciplina sulla tutela giuridica delle denominazioni di origine controllata, a partire dal 1963.
Ecco un assaggio di alcuni vini DOC marchigiani.
![]() Rosso Piceno SuperioreQuesto vino pregiato si produce in un comprensorio ristretto a sud delle Marche, esattamente fra San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno, con un’area geografica produttiva che comprende una trentina di comuni, percorsa dalla nota “strada del vino Rosso Piceno Superiore”. I vitigni del Rosso Piceno Superiore sono quelli del Montepulciano e del Sangiovese, con una piccola presenza di uve a bacca rossa Trebbiano e Passerina. Questa commistione speciale rende il Rosso Piceno Superiore adatto a moltissimi abbinamenti, a partire sia da sughi di carne, carne alla brace, cacciagione o bolliti per arrivare dal piatto tipico della zona, ossia il fritto misto all’ascolana, dove spiccano le famose olive ripiene. Il colore di questo vino è inconfondibile, un rosso rubino intenso, come il sapore asciutto e corposo, armonico e persistente. |
![]() Falerio dei Colli AscolaniLa zona di produzione di questo vino bianco, conosciuto e apprezzato, è quella fascia di territorio collinare che dall’ascolano arriva fino a toccare il maceratese. Il Falerio, caratterizzato dal giallo paglierino e dal profumo fresco, è ottenuto con uve del Trebbiano Toscano, insieme con Passerina e Pecorino in prevalenza, e altre varietà a bacca bianca autorizzate nella provincia di Ascoli Piceno. Abbinato a diversi piatti con pesce e molluschi, il Falerio si sposa bene con il gusto dell’oliva verde “tenera ascolana”, sformati di verdura e ortaggi dal sapore delicato, ma anche con cotture semplici di alcune carni (animali a bassa corte) e con formaggi teneri e semigrassi. |
![]() Lacrima di Morro d'AlbaQuesto vino prende il nome dal comune anconetano che si trova al centro della sua zona ristretta di produzione: l’area collinare media e litoranea a nord del fiume Esino, in tutto sei comuni nella provincia di Ancona. Le uve della Lacrima di Morro d’Alba – o anche conosciuto come Lacrima di Morro - appartengono a vigneti composti da vitigno autoctono Lacrima, e possono comunque aggiungersi alla produzione delle piccole percentuali di alcune uve a bacca rosse autorizzate per la provincia anconetana. Il sapore fruttato, il profumo intenso e il suo colore rosso rubino prediligono abbinamenti con primi piatti in salsa rossa, pietanze tradizionali, antipasti con pesce azzurro marinato e secondi piatti di carni bianche. Per alcune maturazioni del vino, sono possibili accostamenti con piatti forti, mentre esiste una variante adatta come vino di fine pasto. |
![]() Vernaccia di SerrapetronaLa zona di origine e di produzione è limitatissima al territorio dei comuni di Serrapetrona, Belforte del Chienti e San Severino Marche, nella provincia di Macerata. Il vino viene prodotto con il vitigno Vernaccia nera, ma possono concorrere altre uve a bacca rossa, anche se solo in minima quantità, autorizzate dalla provincia di Macerata. La piacevole fresca fragranza di questo vino dal colore granato, che può assumere a seconda della produzione un gusto caratteristico secco o dolce, si accosta tradizionalmente ai dolci. Ottimo l’abbinamento con la pasticceria secca e biscotti; più particolare il connubio di questo vino nella sua versione secca con formaggi piccanti e semiduri, e con alcune cotture di carni. |
![]() Bianchello del MetauroGeograficamente identificato col bacino imbrifero del fiume Metauro, nella provincia di Pesaro-Urbino, i vitigni trovano un’area vocata a questa coltivazione nelle zone di media e bassa collina esposta a sud sud-ovest: sono ben 18 i comuni compresi. Il nome del vitigno varia dall’omonimo Bianchello a Biancame o Greco di Bianchello, e nella produzione possono concorrere anche uva della varietà Malvasia Toscana. L’abbinamento di questo vino, dal colore giallo paglierino dalle sfumature verdi, è quello più usuale con molluschi, crostacei e pesci, crudi o in delicate cotture marinaresche. Il gusto secco e fresco rende speciale l’accostamento anche con piatti semplici di carni bianche, come petto di pollo e coniglio, e con altre pietanze condite delicatamente, come riso, minestre e paste asciutte. |













